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Preparazione
Pulire gli stinchi dal grasso superfluo. Incidere la cotenna senza toglierla, salarli, peparli ed infarinarli. Preparare la rostiera con l'olio e metterla sul fuoco abbastanza vivo. Quando l'olio è caldo, allinearvi sopra gli stinchi e colorarli da tutte le parti. Quando saranno ben rosolati, bagnarli con 1/2 litro di birra, quindi unirvi l'alloro, l'aglio schiacciato, il rosmarino e passare il tutto al forno, bagnando di tanto in tanto con la birra rimasta.
A cottura ultimata, levare gli stinchi dalla rostiera e allinearli su un piatto di servizio. Glassare il sugo che verserete poi sopra agli stinchi. Servire tiepido, accompagnato da una buona birra fresca.
Ingredienti per 4 persone
4 stinchi di maiale
- 1 litro di birra chiara
- sale, pepe, rosmarino, alloro, 2 spicchi di aglio
- 1/4 di olio
- 50 grammi di farina
La la birra è un prodotto vivo, quindi va trattata con tutti i riguardi per ottenerne la resa qualitativamente migliore. Stoccarla in un magazzino poco aerato, umido e oppresso da un caldo soffocante o da un freddo pungente non è certo l'ideale per un prodotto che, al pari di un essere umano, ambisce a una temperatura costante compresa fra i 18 e i 20 gradi e un clima asciutto in cui si possa respirare bene.
Unica eccezione all'esempio sopra citato: la luce.
L'uomo ama il cielo e il sole, la birra invece gradisce la penombra.
Non è casuale che le industrie imbottiglino la birra in contenitori di vetro ambrato o verde, attraverso i quali la luce filtra con maggiore difficoltà.
La qualità della birra che bevete dipende anche dalle "cattive compagnie" che talvolta questa bevanda è costretta a frequentare, ossia dalle derrate alimentari che vengono immagazzinate insieme con essa. Se emanano olezzi troppo pungenti o fastidiosi, è verosimile che anche la birra se ne impregnerà, proprio come la vostra torta gelata preferita se riempite di filetti di merluzzo il freezer.
Un'altra caratteristica che un prodotto vivo come la birra deve avere è la freschezza. Per quanto riguarda il bottigliame e le lattine è importante vedere che cosa ci consiglia l'etichetta. Su ognuna di esse è scritta la fatidica frase "da consumarsi preferibilmente entro..." cui segue l'indicazione della data di scadenza. Sui fusti invece il discorso da fare è un po' più complesso, perché non solo è importante consumarli entro un termine di tempo brevissimo, ma una volta aperti per offrire le migliori qualità della birra dovrebbero essere terminati al massimo nel giro di quarantott'ore. Più il fusto rimane aperto e più la birra si deteriora, si ossida, conferendo al gusto un sapore acidulo che, voluto in certe birre, creato casualmente in altre ci sta come i cavoli a merenda.
Una fase fondamentale della degustazione di una buona birra è la spillatura. In Italia questa operazione viene vissuta come qualcosa di meccanico, una semplice apertura e chiusura di rubinetto, uno smanettare di leve e tutto è fatto. Nossignori, siamo lontani dalla verità. E la verità contempla la spillatura come un'arte, come è considerata in Paesi birrariamente più avanzati del nostro, quali Belgio, Germania, Gran Bretagna e Olanda, tanto per citare i più noti. Innanzitutto non bisogna mai chiedere una birra senza schiuma. Siamo in Italia, dove il consumo delle birre a bassa fermentazione rappresenta la stragrande maggioranza, quindi è bene sapere che questi prodotti vanno versati o spillati con due dita (orizzontali, s'intende) di schiuma, il più compatta possibile. Per alcune birre ad alta fermentazione, come: le bitter ales inglesi ad esempio, la schiuma è un optional, anzi in Inghilterra è addirittura un difetto e in generale la birra, spillata a temperatura cantina e non fredda come da noi, viene servita piatta. Ma si tratta di prodotti abbastanza insoliti dalle nostre parti. Perché è necessaria la schiuma? In primo luogo il prodotto, privato del "coperchio" naturale, perde il suo aroma e la sua fragranza con più facilità, il che sarebbe un peccato in un prodotto vivo come la birra; inoltre la bevanda subisce un più repentino innalzamento della temperatura, il che non consente alla birra di esprimere le sue migliori qualità, a esaltare le quali provvede la forma del bicchiere adatto al tipo di birra che vi accingete a gustare.
Il bicchiere: ecco un altro perno su cui ruota la riuscita della spillatura. Dietro la forma di un contenitore birrario ci sono studi e ricerche difficili da immaginare per una persona che non li ha mai seguiti personalmente, eppure esso può rappresentare un testimone fedele o infedele della qualità della birra, e quindi in una certa misura decretarne il successo o la sconfitta.
È noto che ogni tipologia brassicola ha le sue caratteristiche di gusto, di aroma di colore e altre ancora ma nella birra queste virtù sono allo stato potenziale. Per esaltarle occorre un veicolo ideale, il bicchiere.
La tradizione e gli studi più recenti hanno contribuito a creare una vera e propria scienza del vetro al servizio del prodotto per cui non solo è importante degustare un certo tipo di birra nel suo bicchiere, ma identificarlo addirittura con quello di una marca brassicola. Ecco perché è sbagliato (e anche abbastanza scorretto, tra l'altro) versare un prodotto in un bicchiere che presenta un'etichetta diversa. Ma sui contenitori ritorneremo fra poco, perché non vogliamo perdere il filo del discorso.
La prossima missione del barista è quella di versare o spillare la birra in un bicchiere perfettamente pulito. Il che è facile a dirsi, un po' meno a farsi, visto che talvolta per il desiderio di strafare e rendere il bicchiere addirittura luccicante, i baristi usano il brillantante, con il risultato di trasferire alla birra le caratteristiche aromatiche di questo o quel detergente, che hanno il brutto vezzo di essere assai persistenti. Per evitare questo inconveniente è quindi necessario risciacquare con coscienza i bicchieri, servendosi delle mani o di un lavabicchieri a spazzole. Eventuali tracce di detergente saranno immediatamente individuabili, in quanto esse hanno il potere di divorare la schiuma.
Una birra senza schiuma è quindi figlia dell'incapacità del barista a spillare come si deve oppure del suo eccessivo zelo nell'usare il detergente senza poi risciacquarlo per bene. In ogni caso una birra senza schiuma dà l'immagine di un prodotto stantio che non fa certo gioco al barista. Se infine costui è preso da particolari crisi di pigrizia e sul bicchiere rimangono tracce di grasso, ecco che la schiuma si mette a fare le bolle... e dopo qualche secondo di schiuma non rimane traccia.
La spillatura riuscirà molto bene se verrà usato il bagnabicchieri prima di questa operazione. Così facendo infatti si prendono due piccioni con una fava: si abbassa leggermente la temperatura del vetro evitando al prodotto uno shock termico troppo elevato e si consente alla schiuma di non attaccarsi alle pareti, restando così compatta più a lungo.
A questo punto i preliminari sono terminati e ci sono i presupposti per spillare una buona birra. Vediamo come.
Dopo aver bagnato il bicchiere, lo si inclina sotto la spina e si apre con decisione il rubinetto. Ogni esitazione crea ingorghi nelle tubature, vale a dire cascate di schiuma, indegne di una buona spillatura. Giunti a questo punto bisogna dire che vi sono diverse correnti di pensiero sul look da dare alla birra. In Belgio per esempio la testa della birra viene ghigliottinata da un'apposita spatola, mentre in Germania questo sarebbe considerato un sacrilegio, visto che la schiuma deve assumere una forma tondeggiante ed essere molto persistente, al punto che, si dice, dovrebbe reggere il peso di un pfenning (un centesimo di marco). Come già accennato le birre britanniche, stout a parte, sono piatte, anche perché contengono poca anidride carbonica. A proposito di stout, la legge britannica ha stabilito che la Guinness è l'unica birra la cui schiuma è parte integrante del prodotto. Per questo motivo è detta "crema" e così il suo contenitore non deve necessariamente essere pieno fino all'orlo come invece accade per le altre tipologie birrarie.
Finita l'operazione di spillatura, un vero professionista offre il bicchiere appoggiandolo sul corrispondente sottocoppa e corredandolo con il collarino salvagocce, che in Italia purtroppo non è ancora diffuso come in altri Paesi.
Staccapizza è il nuovo prodotto dedicato al mondo dei professionisti della pizza. Staccapizza è una miscela composta da farina di semola di grano duro e farina di mais da 'spolverare' sul piano di lavoro per fare in modo che durante la stesura l’impasto non si attacchi al bancone.
La sua composizione rende la pizza più dorata, omogenea ed evita fastidiose bruciacchiature. Per sottolineare il plus principale, il visual della campagna mostra un’elegante superficie di marmo scuro sulla quale risaltano alcuni degli ingredienti più tipici della pizza: l’olio, la salsa di pomodoro, il basilico e una ciotola di acciughe.
In posizione centrale l’immagine mostra la miscela Staccapizza che delimita una circonferenza del bancone rimasta perfettamente pulita. È facile intuire che fino a poco prima vi fosse steso un disco di pizza. Il messaggio è chiaro ed è richiamato dalla headline che riempie graficamente il vuoto lasciato dall’impasto: 'Quando c’è Staccapizza si vede'.
È in questa continua ricerca di simbiosi fra vecchio e nuovo che Oldani ha da tempo riscoperto le potenzialità della birra in cucina: non tanto e non solo come bevanda di accompagnamento ma anche come intrigante ingrediente con cui arricchire il gusto dei piatti da lui creati.
"Mi piace la birra e mi piace utilizzarla quando cucino. - sottolinea lo chef - È un elemento ‘povero' fatto da sempre con gli stessi ingredienti, semplici e naturali., ma al contempo ricco di potenzialità, capace di darti una marcia in più. Nella mia carta, infatti, non manca mai un piatto abbinato alla birra, bevanda versatile e, non scordiamolo, mai troppo alcolica".
A lui Identità Golose ha deciso di conferire il Premio Birra in Cucina che, giunto alla sua terza edizione, viene assegnato allo Chef che più di altri si è distinto per la sapienza nel servizio e nell'uso della birra a tavola e ai fornelli.
Il 17 marzo, St. Patrick's Day, festa nazionale irlandese, l'Irlanda è tutta un festival: i festeggiamenti in realtà durano ormai più di un solo giorno e nella sola Repubblica d’Irlanda si rincorrono da Cork al Donegal, da Galway al Kerry, fino a Limerick, Longford, Mayo, Offaly, Sligo, Waterford, Westmeath e Wicklow.
Ma più in generale ogni comunità irlandese festeggia a suo modo la giornata! Anche nell'Irlanda del Nord, proprio in quel lembo di isola che è chiamato “St Patrick Country”, custode della tomba e di molti altri cimeli del Santo, si svolge un festival molto sentito in omaggio al Santo patrono.
Il Saint Patrick’s Day comunque non si festeggia solo in Irlanda ma anche in tutte le comunità irlandesi sparse nel mondo, Italia compresa.
Irlandesi di nascita, irlandesi di discendenza e irlandesi nel cuore lontani dall'isola, solitamente festeggiano il St Patricks'Day consumando un'enorme quantità di bevande alcooliche, tra cui le più amate sono le birre, indossando almeno un capo d'abbigliamento verde e ascoltando musica tradizionale irlandese.



Dal 1980 insieme ai grandi marchi, ai grandi pub, alle grandi birrerie.